Storia
Si ritiene attendibile che, come l'altro molosso italiano (il mastino napoletano), il Cane Corso sia discendente del Canis Pugnax, l'antico molosso romano.
Il Cane Corso rappresenta l'accezione più leggera, utilizzato nella caccia alla grossa selvaggina e nella difesa e custodia degli armenti. Questo si nota anche in diversi reperti archeologici come nel bassorilievo ritrovato a Ninive (850 a.C) e conservato al British Museum di Londra raffigura un molosso con muscolatura molto pesante e con abbondante giogaia, altri bassorilievi (VII secolo a.C) conservati sempre nel medesimo museo raffigurano molossi più leggeri e più alti sugli arti con assenza di giogaia. Anche nei dipinti di Bartolomeo Pinelli (1781-1835) che inseriva nelle proprie opere i mastini, si nota un molosso molto pesante vicino a dei briganti che somiglia all'attuale mastino napoletano, e figure di cani più leggeri che azzannano tori o che lottano tra loro che corrispondono al cane corso.
Il significato del suo nome trova varie interpretazioni, "corso" non significa "della Corsica". Accertata la sua presenza in Italia sin dal 1200, per alcuni il termine "corso" deriva dal latino cohors che significa cortile, recinto quindi cane da cortile da guardia, per altri l'etimo è da ricercare nel Meridione dove il termine "cors" sta a significare robusto, questo significato è uguale per diversi dialetti tra la zona della Lucania e Calabria si usava "can'huzz" cane guzzo col significato di forte robusto. In Irpinia "cuòrsicu" cane corsicano, cane forte, altri sostengono che derivi da un antichissimo aggettivo provenzale che nella nostra lingua significa robusto.
La presenza in Italia del cane corso sin dal Medio Evo è documentata dagli scritti di letterati del'epoca: Teofilo Folengo ne parla nel "Maccheronee", Erasmo da Valvasone nel poema "La caccia" cita nel seguente modo: "Il Corso ha gran possanza, ardito assale la fera et la ritien poicchè l'ha presa, sciorre il dente non sà". Nel 1750 una legge proibiva l'uso del cane corso nel inseguimento e cattura degli evasi.
Ritroviano il corso nelle masserie dell'Italia Meridionale impiegato a difendere i poderi, i bovini e suini, modificandosi le condizioni storico ambientali e i costumi nell'allevamento del bestiame e il conseguente ridursi del suo utilizzo in queste attività il corso rischiava l'estinzione. Durante gli anni 70 Paolo Brerer, biologo e ricercatore del CNR, iniziò l'opera di recupero individuando in Puglia, nella zona di Manfredonia e nel Gargano alcuni centri di conservazione, ed iniziò con 19 esemplari. Altri appassionati si dedicarono nell'attivita di recupero: i fratelli Malavasi, Fernando Casolino, Vito Indiveri, Stefano Gandolfi e Gian Antonio Sereni. Verso la metà degli anni 80 Antonio Morsiani sviluppò un primo progetto di Standard della razza basandosi su di un centinaio di esemplari. Solo nel 1994 venne redatta e riconosciuta dall'Ente Nazionale Cinofilia Italiana la stesura definitiva dello Standard di Razza ed il Cane Corso inserito quale 14° razza italiana.
Equilibrato ed intelligente ottimo cane da guardia e difesa, affettuoso col padrone amante dei bambini e della famiglia, oggi utilizzato non solo nei compiti attitudinali della razza ma anche in attività quali Protezione Civile e Pet Terapy.